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BIBLIOGRAFIE E ALTRI CONSIGLI

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Scopri le bibliografie BAM

15/09/16
[almanacco] ORIANA FALLACI. SCRITTORE
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22/06/16
[filmografie] I COLORI DELL'AMORE
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17/06/16
[almanacco] DA QUESTA PARTE DEL MARE
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17/06/16
DOSSIER [due] CHI SONO I RIFUGIATI
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01/06/16
[filmografie] NATURE (IN-)CONTAMINATE
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31/05/16
[almanacco] GOODBYE NORMA JEAN
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12/05/16
[almanacco] FREUD A COLAZIONE
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23/04/16
[almanacco] PLAYING SHAKESPEARE
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22/04/16
[filmografie] DAVID di DONATELLO
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24/03/16
[Almanacco] NOVANT'ANNI DI DARIO FO
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22/03/16
[filmografie] LA VITA E' COME UNA SCATOLA DI CIOCCOLATINI
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01/03/16
DOSSIER [uno] MATERNITA' SURROGATA
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17/02/16
[Almanacco] VITTORINI, PAVESE, PIVANO. IL MITO DELL'AMERICA
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25/11/15
[almanacco] NESSUNA PIU'
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04/11/15
TUTTO PASOLINI
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02/07/15
LIBRI E BICI
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30/04/15
[Almanacco] L'ETA' FORTE
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23/04/15
GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D'AUTORE
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14/02/15
DIRE L'AMORE
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10/02/15
[Almanacco] GIORNO DEL RICORDO
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22/01/15
[Almanacco] GIORNATA DELLA MEMORIA
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24/11/14
[Almanacco] MAI PIU' VIOLENZA SULLE DONNE
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08/10/14
[Almanacco] IL GIAPPONE
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09/09/14
BCM PER LA LEGALITA'
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06/06/14
[almanacco] GREEN
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05/05/14
[almanacco] IDEE D'EUROPA
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17/03/14
[almanacco] NARRAMI O MUSA
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22/01/14
[almanacco] GIORNATA DELLA MEMORIA
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03/01/14
[almanacco] GIPI. UNASTORIA
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15/11/13
[almanacco] STOP. QUESTO NON E' AMORE
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30/10/13
[almanacco] SGUARDI
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26/09/13
[almanacco] VAJONT
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09/08/13
[almanacco] I HAVE A DREAM
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12/07/13
[almanacco] I CLASSICI DEL FUMETTO ITALIANO
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08/06/13
[filmografie] LEGGERE IL CINEMA
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21/05/13
IL MAGGIO DEI LIBRI
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03/05/13
[almanacco] BRICIOLE DI FILOSOFIA
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28/03/13
[almanacco] PABLO PICASSO
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14/03/13
[filmografie] AMARE LE PAROLE
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06/03/13
[almanacco] GABRIELE D'ANNUNZIO
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18/02/13
[almanacco] BEPPE FENOGLIO
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11/02/13
[almanacco] SYLVIA PLATH
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03/01/13
[discografie] I MIGLIORI 100 DISCHI ITALIANI
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01/01/13
[almanacco] GIORGIO GABER
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16/11/12
[filmografie] FIGURE DI DONNE
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18/10/12
SCRITTA E DESCRITTA.
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22/08/12
[segnalibro] Si può
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07/08/12
ITALY&ITALY
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30/07/12
[segnalibro] GIRARE IL MONDO
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29/07/12
[filmografie] PREMIATI A VENEZIA
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14/07/12
[discografie] GLI ALBUM CHE HANNO FATTO IL ROCK
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01/04/12
[filmografie] BIBLIOTECHE E BIBLIOTECARI NEL CINEMA
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01/03/12
[filmografie] PREMIATI DA OSCAR!
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01/02/12
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27/01/12
[filmografie] IN MEMORIA
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15/12/11
STORIE BREVI
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24/11/11
IL MALE OSCURO
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14/11/11
FACCIA A FACCIA COL PC
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01/10/11
[discografie] LA CANZONE D'AUTORE ITALIANA
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29/09/11
SFOGLIA IL FILM!
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11/09/11
11 SETTEMBRE 2011
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09/09/11
[segnalibro] AMICI ANIMALI
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01/08/11
LIBRI DA PREMIO 2
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01/08/11
[discografie] I NOSTRI GRAMMY AWARDS!
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[segnalibro] DIANA WYNNE JONES
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01/07/11
[discografie] ARTISTI NEL 'ROCK & ROLL HALL OF FAME
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21/06/11
1861-2011. L'ITALIA DEI LIBRI
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21/06/11
[segnalibro] STORIE IN RIMA
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08/06/11
[segnalibro] MA CHI SONO I MUMIN?
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06/06/11
DIPINTI IN UN ROMANZO
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09/05/11
GIORNO DELLA MEMORIA
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23/04/11
GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO
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01/04/11
[segnalibro] QUANTE MACCHINE
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NOI E IL NOSTRO BAMBINO
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21/03/11
L’ENIGMA DELL’ANIMA RUSSA
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12/03/11
150 ANNI D'ITALIA UNITA
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FRAU SCHUMANN
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LETTURE PER LE CLASSI SECONDE!
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01/02/11
[filmografie] SULL'ALTRA SPONDA DELL'ATLANTICO
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CAINO E ABELE
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14/12/10
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BIBLIOTECHE NELLA LETTERATURA
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SCRITTO SUI BANCHI
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05/11/09
[segnalibro] NON SOLO CALCIO
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02/11/09
[filmografie] ICH BIN EIN BERLINER
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11/10/09
[segnalibro] CANI DAVVERO SPECIALI
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03/10/09
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10/09/09
PAROLENOTE
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03/06/09
[segnalibro] IN FONDO AL MARE
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02/06/09
[segnalibro] MERENDA DI STORIE '09
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01/06/09
[segnalibro] CANI E GATTI
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29/05/09
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03/05/09
[segnalibro] USI E COSTUMI DEI DINOSAURI
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01/05/09
[segnalibro] ANCHE QUESTA E' MUSICA
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01/05/09
[segnalibro] ANCHE QUESTA E' MUSICA (2)
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02/04/09
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01/04/09
E' MATEMATICAMENTE ImPOSSIBILE!
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28/02/09
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26/02/09
I ROMANZI E LA STORIA
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10/01/09
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20/10/08
[segnalibro] I'M A HORSE... OF COURSE!
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20/10/08
IL MOSAICO LETTERARIO DELL'AMERICA LATINA
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10/10/08
90° DELLA FINE DELLA GRANDE GUERRA
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01/10/08
[segnalibro] VERSO CAMELOT
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DUE RUOTE E UN LIBRO
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01/08/08
[segnalibro] LIBRI DI LIBRI
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21/07/08
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[segnalibro] PERLE E PERLINE
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01/07/08
[segnalibro] DA GRANDE FARO' IL CALCIATORE
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15/06/08
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04/06/08
PICCOLA GUIDA AL PAESE CHE NON C'E'
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01/05/08
[segnalibro] MI LEGGI UNA STORIA
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02/04/08
[segnalibro] UN ANNO COL FANTASMA
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01/04/08
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21/03/08
POESIE SULLA POESIA
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01/03/08
[segnalibro] TANTI AUGURI PER TE
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01/02/08
PROFUMO DI NEVE
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10/01/08
[segnalibro] FACCIO SPORT
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20/12/07
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15/12/07
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10/11/07
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20/10/07
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02/10/07
LESSICO FAMIGLIARE
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MESSAGGI IN BOTTIGLIA. PAROLE CHE ARRIVANO DAL MARE
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07/05/07
TUTTO IN UN RACCONTO
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ESTATE IN GIALLO...NOIR
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29/11/04
LEGGERE LEGGèRI
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25/10/04
PAGINE CREATIVE
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26/09/04
UN LIBRO PER PROFESSIONE
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21/08/04
LETTURE IN MOVIMENTO
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19/07/04
LEGGERE DI MUSICA
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14/06/04
VIAGGI DA SFOGLIARE
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13/06/04
GLI INNAMORATI DEGLI SCACCHI
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15/05/04
NATURALMENTE... LIBRI
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24/04/04
DUE RUOTE E UN LIBRO
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15/03/04
UN UNIVERSO DI LIBRI
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15/02/04
UN LIBRO PER AMICA
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Piccoli
Bambini
Ragazzi
Giovani Adulti
Adulti
Dal 21 marzo 2008
POESIE SULLA POESIA
Immagine News

In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, proclamata per il 21 marzo dall'Unesco allo scopo di promuovere, divulgare, festeggiare e ricordare questa forma di espressione che continua a dare respiro alle nostre emozioni quotidiane, proponiamo una piccola raccolta di 'Poesie sulla poesia'.

Buona lettura



Poesie sulla poesia

Saffo
Senza poesia
Poesie. Roma : Newton Compton, 1982 884.01/SAP.
Morirai tutta. Morto peso. Non resterà di te
Pensiero… vuota eternità. Tu non hai armonie
Con rose d’arte musicale. Opaca, in abissale Niente
Oscillerai volatile tra cenere di morti.

Catullo
Casta Poesia
Le poesie. Nuova ed. - Torino : Einaudi, 1972 874.01/CAT
A chi regalo il mio libretto vispo,
ora lustro di pomice riarsa?
A te, Cornelio: sì, tu eri il solo
Che dava del valore alle mie inezie,
tu quand’osasti – unico, in Italia –
spiegarci il mondo intero in tre volumi
sapienti – santo Cielo! – e affaticati.
Eccoti lo spessore del libretto,
e la sua essenza: casta mia Poesia
fallo perenne, più di vita d’uomo.


Dante Alighieri
Dal Paradiso, XXV, 1-9
La divina commedia. Paradiso. Roma : Signorelli, 1988 851.1/ALI.
Se mai continga che 'l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra,
sì che m'ha fatto per molti anni macro,
vinca la crudeltà che fuor mi serra
del bello ovile ov'io dormi' agnello,
nimico ai lupi che li danno guerra;
con altra voce omai, con altro vello
ritornerò poeta, e in sul fonte
del mio battesmo prenderò 'l cappello.

Francesco Petrarca
Più volte Amor m’avea già detto
Canzoniere. Milano : A. Mondadori, 2004 851.1/PET
Più volte Amor m'avea già detto: Scrivi,
scrivi quel che vedesti in lettre d'oro,
sí come i miei seguaci discoloro,
e 'n un momento gli fo morti et vivi.

Un tempo fu che 'n te stesso 'l sentivi,
volgare exemplo a l'amoroso choro;
poi di man mi ti tolse altro lavoro;
ma già ti raggiuns'io mentre fuggivi.

E se 'begli occhi, ond'io me ti mostrai
et là dov'era il mio dolce ridutto
quando ti ruppi al cor tanta durezza,

mi rendon l'arco ch'ogni cosa spezza,
forse non avrai sempre il viso asciutto:
ch'i' mi pasco di lagrime, et tu 'l sai.

Ludovico Ariosto
XXXV, 22-23
Orlando Furioso. Torino : Einaudi, 1966 851.3/ARI
Ma come i cigni che cantando lieti
rendeno salve le medaglie al tempio,
così gli uomini degni da' poeti
son tolti da l'oblio, più che morte empio.
Oh bene accorti principi e discreti,
che seguite di Cesare l'esempio,
e gli scrittor vi fate amici, donde
non avete a temer di Lete l'onde!

Son, come i cigni, anco i poeti rari,
poeti che non sian del nome indegni;
sì perché il ciel degli uomini preclari
non pate mai che troppa copia regni,
sì per gran colpa dei signori avari
che lascian mendicare i sacri ingegni;
che le virtù premendo, ed esaltando
i vizi, caccian le buone arti in bando.

Torquato Tasso
Canto Primo, 1-3
Gerusalemme liberata. Torino : Einaudi, 1993 851.4/TAS
Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
molto soffrí nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.
O Musa, tu che di caduchi allori
non circondi la fronte in Elicona,
ma su nel cielo infra i beati cori
hai di stelle immortali aurea corona,
tu spira al petto mio celesti ardori,
tu rischiara il mio canto, e tu perdona
s'intesso fregi al ver, s'adorno in parte
d'altri diletti, che de' tuoi, le carte.
Sai che là corre il mondo ove piú versi
di sue dolcezze il lusinghier Parnaso,
e che 'l vero, condito in molli versi,
i piú schivi allettando ha persuaso.
Cosí a l'egro fanciul porgiamo aspersi
di soavi licor gli orli del vaso:
succhi amari ingannato intanto ei beve,
e da l'inganno suo vita riceve.

William Shakespeare
Perché il mio verso così poco aspira
Sonetti. Torino : Einaudi, 1970 822.3/SHA
Perché il mio verso così poco aspira
A varietà di forme e a cambiamenti?
Perché col tempo non tengo di mira
Sistemi nuovi e inediti ingredienti?
Perché sempre lo stesso e sempre uguale
Scrivo inventando quel ch’è già invecchiato,
Così che ogni parola la mia firma
Quasi porti con sé marchio d’origine?
Oh tu lo sai, scrivo sempre di te.
Dolcezza mia, solo di te e d’amore,
Di nuova veste le antiche parole
Vesto spendendo ciò che fu già speso:
E come il sole è sempre nuovo e vecchio
Così il mio amore dice quel che è detto.

Johann Wolfang Goethe
Ovunque il mondo è amabile allo sguardo
Tutte le poesie. Milano : A. Mondadori, 1995-199 831.6/GOE
Ovunque il mondo è amabile allo sguardo,
ma meglio di tutti è il mondo dei poeti.
Luci risplendono di giorno, di notte,
su campi colorati, o chiari, o grigioargento.
Oggi per me tutto splende. Se solo durasse!
Oggi guardo attraverso lenti d’amore.

Samuel Taylor Coleridge
Epigramma
La ballata del vecchio marinaio Kubla Khan. Milano : Feltrinelli, 2004 821.6/COL
Signore, concordo con la vostra regola generale,
che tutti i vati sono sciocchi,
ma voi stesso dimostrate
che ogni sciocco non è un vate.

Ugo Foscolo
Alla Musa
Le poesie / Ugo Foscolo. Milano : Garzanti, 1993 851.6/FOS
Pur tu copia versavi alma di canto
Su le mie labbra un tempo, aonia Diva,
Quando de' miei fiorenti anni fuggiva
La stagion prima, e dietro erale intanto

Questa, che meco per la via del pianto
Scende di Lete ver la muta riva:
Non udito or t'invoco; ohimè! soltanto
Una favilla del tuo spirto è viva.

E tu fuggisti in compagnia dell'ore,
O Dea! tu pur mi lasci alle pensose
Membranze, e del futuro al timor cieco.

Però mi accorgo, e mel ridice Amore,
Che mal ponno sfogar rade, operose
Rime il dolor che deve albergar meco.

Giacomo Leopardi
Scherzo
Canti. Milano : Garzanti 851.7/LEO
Quando fanciullo io venni
A pormi con le Muse in disciplina,
L'una di quelle mi pigliò per mano;
E poi tutto quel giorno
La mi condusse intorno
A veder l'officina.
Mostrommi a parte a parte
Gli strumenti dell'arte,
E i servigi diversi
A che ciascun di loro
S'adopra nel lavoro
Delle prose e de' versi.
Io mirava, e chiedea:
Musa, la lima ov'è? Disse la Dea:
La lima è consumata; or facciam senza.
Ed io, ma di rifarla
Non vi cal, soggiungea, quand'ella è stanca?
Rispose: hassi a rifar, ma il tempo manca.

Aleksander Puskin
Il poeta e la folla
Opere. Milano : A. Mondadori, 1998 891.7/PUS
Il poeta l’ispirata lira
Toccava con mano distratta.
Cantava – e freddo e arrogante
Intorno il popolo profano
Lo ascoltava stoltamente.

E diceva il volgo sciocco:
“Perché così sonoramente canta?
Inutilmente percotendo l’orecchio,
A quale meta ci guida?
Di che strimpella? che ci insegna?
Perché i cuori agita, tormenta,
Simile a capriccioso incantatore?
Come il vento è liberoil suo canto,
Ma, come il vento pure, senza frutto:
Che profitto ce ne viene?”.

POETA
Taci, popolo stolto,
Giornaliere, schiavo del bisogno, delle preoccupazioni!
Mi è intollerabile la tua insolente mormorazione,
Tu sei verme della terra, non figlio del cielo;
Tu da tutto vorresti cavar profitto – a peso
Stimi l’idolo del Belvedere.
Il profitto, il profitto non ci vedi.
a quel marmo è pure un dio!...e con ciò?
La pentola da stufa t’è più cara:
Ti ci cuoci il cibo.

VOLGO
No, se tu sei l’eletto del cielo,
Il tuo dono, o celeste messaggero,
Impiega per il nostro bene:
Correggi i cuori dei tuoi confratelli.
Noi siamo pusillanimi, siam perfidi,
Sfrontati, cattivi, sconoscenti;
Siamo, di cuore, freddi castrati,
Calunniatori, schiavi, sciocchi;
I vizi si annidano dentro di noi in nugolo:
Tu puoi, amando il prossimo,
Darci animose lezioni,
E noi ti daremo ascolto.

POETA
Andate lontano – che ha da spartire
Il tranquillo poeta con voi!
Induritevi decisamente nella dissolutezza:
Non vi rianimerà la voce della lira!
All’anima siete ripugnanti come i sepolcri.
per la vostra stoltezza e cattiveria
Avete avuto finora
Sferze, carceri, mannaie:
Basta di voi, schiavi insensati!
nelle vostre città, dalle rumorose strade
Spazzano via le immondizie, - utile lavoro! –
Ma, dimenticando la propria missione,
L’altare e il sacrificio,
I sacerdoti dovrebbero togliervi di mano la granata?
Non per l’agitazione della vita,
Non pel profitto, non per le battaglie,
Noi siamo nati per l’ispirazione,
Per i dolci suoni e le preghiere.


Walt Whitman
Il mio lascito
Foglie d'erba. A. Mondadori, 1991. 811.4/WHI
L’uomo d’affari il grande accumulatore,
dopo anni di assiduo lavoro controlla i risultati, preparandosi
per l’ultimo viaggio,
affida case e terreni ai suoi figli, lascia beni, merci, fondi,
per una scuola o un ospedale,
lascia denaro ad alcuni camerati per comprare doni, ricordi
quali gemme e oro.

Ma io, al contrario, ripensando alla mia vita, facendone il consuntivo,
non avendo nulla da mostrare e lasciare dopo questi anni oziosi,
né case, né terre, né lasciti di gemme o d’oro per i miei amici,
null’altro, se non alcuni ricordi di guerra per voi, e in vostro onore,
e pochi ricordi di accampamenti e di soldati, con il mio amore,
io riunisco e lascio in questo fascio di canti.

Charles Baudelaire
L’Albatro
Opere. Milano : A. Mondadori, 1998 841.8/BAU
Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell'azzurro abbandonano,
netti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali. Com'è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l'infermo che volava, zoppicando deride.
Come il principe dei nembi
è il Poeta; che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.


Emily Dickinson
Fu questo un poeta
Tutte le poesie. Milano : A. Mondadori, 1998 811.4/DIC
Fu questo un poeta - colui che distilla
un senso sorprendente da ordinari
significati, essenze così immense
da specie familiari

morte alla nostra porta
che stupore ci assale
perché non fummo noi
a fermarle per primi.

Rivelatore d'immagini,
è lui, il poeta,
a condannarci per contrasto
ad una illimitata povertà.

Della sua parte ignaro,
tanto che il furto non lo turberebbe,
è per se stesso un tesoro
inviolabile al tempo

Giosuè Carducci
Il sonetto
Tutte le poesie. Firenze : Giunti; Barbèra, 1971 851.8/CAR.
Dante il mover gli diè del cherubino
E d'aere azzurro e d'òr lo circonfuse:
Petrarca il pianto del suo cor, divino
Rio che pe' versi mormora, gl'infuse.
La mantuana ambrosia e 'l venosino
Miel gl'impetrò da le tiburti muse
Torquato; e come strale adamantino
Contro i servi e i tiranni Alfier lo schiuse.
La nota Ugo gli diè de' rusignoli
Sotto i ionii cipressi, e de l'acanto
Cinsel fiorito a' suoi materni soli.
Sesto io no, ma postremo, estasi e pianto
E profumo, ira ed arte, a' miei dì soli
Memore innovo ed a i sepolcri canto.

Paul Verlaine
Arte poetica
Poesie e prose. Milano : A. Mondadori, 1998. 841.8/VER
La musica prima di tutto
e dunque scegli il metro dispari
più vago e più lieve,
niente in lui di maestoso e greve.
Occorre inoltre che tu scelga
le parole con qualche imprecisione:
nulla di più amato del canto ambiguo
dove all'esatto si unisce l'incerto.
Son gli occhi belli dietro alle velette,
l'immenso dì che vibra a mezzogiorno,
e per un cielo d'autunno intepidito
l'azzurro opaco delle chiare stelle!
Perché ancora bramiamo sfumature,
sfumatura soltanto, non colore!
Oh! lo sfumato soltanto accompagna
il sogno al sogno e il corno al flauto!
Fuggi più che puoi il Frizzo assassino,
il crudele Motteggio e il Riso impuro
che fanno lacrimare l'occhio dell'Azzurro,
e tutto quest'aglio di bassa cucina!
Prendi l'eloquenza e torcigli il collo!
Bene farai, se con ogni energia
farai la Rima un poco più assennata.
A non controllarla, fin dove potrà andare?
O chi dirà i difetti della Rima?
che bambino stonato, o negro folle
ci ha fuso questo gioiello da un soldo
che suona vuoto e falso sotto la lima?
E musica, ancora, e per sempre!
Sia in tuo verso qualcosa che svola,
si senta che fugge da un'anima in viaggio
verso altri cieli e verso altri amori.
Sia il tuo verso la buona avventura
spanta al vento frizzante del mattino
che fa fiorire la menta ed il timo...
Il resto è soltanto letteratura.

Arthur Rimbaud
Alchimia del verbo
Opere. Milano : Feltrinelli, 1998 841.8/RIM
All’inizio,
scrivevo silenzi,
annotavo l’inesprimibile,
fissavo vertigini.
Mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili.
Inventai il colore delle vocali.
Regolai la forma e il movimento
di ogni consonante e,
con ritmi istintivi,
m’illusi d’inventare un verbo poetico
accessibile a tutti i sensi.
Mi abituai all’allucinazione
e finii col trovare sacro
il disordine del mio spirito.
Dicevo addio al mondo
in sorta di romance.
Amai il deserto
e se ho una preferenza
è solo per le pietre e per la terra.
Nessun sofisma della follia
è stato da me dimenticato:
potrei ridirli tutti, ho il sistema.
Infine,
ero maturo per la morte,
la mia debolezza mi guidava
ai confini del mondo.
L’ora della fuga,
sarà l’ora della morte.
Questo è accaduto.

Giovanni Pascoli
La poesia
Canti di Castelvecchio. Firenze : La nuova Italia, 2001 851.91/PAS
Io sono una lampada ch'arda
soave!
la lampada, forse, che guarda,
pendendo alla fumida trave,
la veglia che fila;
e ascolta novelle e ragioni
da bocche
celate nell'ombra, ai cantoni,
là dietro le soffici rócche
che albeggiano in fila:
ragioni, novelle, e saluti
d'amore, all'orecchio, confusi:
gli assidui bisbigli perduti
nel sibilo assiduo dei fusi;
le vecchie parole sentite
da presso con palpiti nuovi,
tra il sordo rimastico mite
dei bovi:

II
la lampada, forse, che a cena
raduna;
che sboccia sul bianco, e serena
su l'ampia tovaglia sta, luna
su prato di neve;
e arride al giocondo convito;
poi cenna,
d'un tratto, ad un piccolo dito,
là, nero tuttor della penna
che corre e che beve:
ma lascia nell'ombra, alla mensa,
la madre, nel tempo ch'esplora
la figlia più grande che pensa
guardando il mio raggio d'aurora:
rapita nell'aurea mia fiamma
non sente lo sguardo tuo vano;
già fugge, è già, povera mamma,
lontano!

III
Se già non la lampada io sia,
che oscilla
davanti a una dolce Maria,
vivendo dell'umile stilla
di cento capanne:
raccolgo l'uguale tributo
d'ulivo
da tutta la villa, e il saluto
del colle sassoso e del rivo
sonante di canne:
e incende, il mio raggio, di sera,
tra l'ombra di mesta viola,
nel ciglio che prega e dispera,
la povera lagrima sola;
e muore, nei lucidi albori,
tremando, il mio pallido raggio,
tra cori di vergini e fiori
di maggio:

IV
o quella, velata, che al fianco
t'addita
la donna più bianca del bianco
lenzuolo, che in grembo, assopita,
matura il tuo seme;
o quella che irraggia una cuna
- la barca
che, alzando il fanal di fortuna,
nel mare dell'essere varca,
si dondola, e geme -;
o quella che illumina tacita
tombe profonde - con visi
scarniti di vecchi; tenaci
di vergini bionde sorrisi;
tua madre!... nell'ombra senz'ore,
per te, dal suo triste riposo,
congiunge le mani al suo cuore
già róso! -

V
Io sono la lampada ch'arde
soave!
nell'ore più sole e più tarde,
nell'ombra più mesta, più grave,
più buona, o fratello!
Ch'io penda sul capo a fanciulla
che pensa,
su madre che prega, su culla
che piange, su garrula mensa,
su tacito avello;
lontano risplende l'ardore
mio casto all'errante che trita
notturno, piangendo nel cuore,
la pallida via della vita:
s'arresta; ma vede il mio raggio,
che gli arde nell'anima blando:
riprende l'oscuro viaggio
cantando.

Rabindranath Tagore
L’uomo per il pane
Poesie. Roma : Newton Compton, 1988 891/TAG.
L’uomo per i pane
segna con l’aratro la terra
nel campo.
E quando con la penna segna la carta
dalle pagine darà frutti
il cibo della mente.

Gabriele D'Annunzio
Le stirpi canore
Prose di ricerca. Milano : A. Mondadori, 2005 853.91/DAN
I miei carmi son prole
delle foreste,
altri dell'onde,
altri delle arene,
altri del Sole,
altri del vento Argeste.
Le mie parole
sono profonde
come la redici
terrene,
altre serene
come i firmamenti,
fervide come le vene
degli adolescenti,
ispide come i dumi,
confuse come i fumi
confusi,
nette come i cristalli
del monte,
tremule come le fronde
del pioppo,
tumide come la nerici
dei cavalli
a galoppo,
labili come i profumi
diffusi,
vergini come i calici
appena schiusi,
notturne come le rugiade
dei cieli,
funebri come gli asfodeli
dell'Ade,
pieghevoli come i salici
dello stagno,
tenui come i teli
che fra due steli
tesse il ragno.

William Butler Yeats
La maledizione di Adamo
L'opera poetica. Milano : A. Mondadori, 2005. 891.62/YEA
iniseme sedevano alla fine di un’estate,
la donna mite e bella, tua intima amica,
tu ed io, e parlavamo di poesia.
Io dissi: “A volte un verso può costarci ore;
eppure se non sembra il pensiero d’un attimo,
il nostro cuci e scuci avrà contato zero.
E’ meglio strofinare ginocchioni
un pavimento di cucina, o spaccar pietre
al caldo e al gelo, come un poveraccio:
articolare insieme dei bei suoni
è un lavoro più duro, e tuttavia
sei stimato un poltrone dalla cricca chiassosa
di banchieri, insegnanti e sacerdoti
che i martiri chiamano il mondo”.

Al che
la donna mite e bella per amore della quale
saranno in molti a provare patemi
scoprendo la sua voce dolce e lieve
replicò:”Nascere donna è sapere,
anche se a scuola nessuno ne parla,
quanta fatica costi essere belle”.

“Certo diss’io “dalla caduta di Adamo
non c’è cosa bella che non costi fatica.
Vi sono stati amanti che pensavano
che l’amore dovesse combinare tanta altra cortesia
da sospirare citando con dotti sguardi
i precedenti dai bei libri antichi;
ma ora sembraun futile mestiere”.
Sedemmo ammutoliti al nome dell’amore;
vedemmo spegnersi l’ultima brace del giorno,
e nel tremante verde-azzurro del cielo
una luna, consunta come una conchiglia lavata
dalle acque del tempo, nel loro sollevarsi e ricadere
tra le stelle infrangendosi in giorni ed anni.

Destinato solo ai tuoi orecchi, ebbi un pensiero:
che tu eri bella, e che io m’ero sforzato di amarti
nell’alto modo antico dell’amore, che tutto
era sembrato felice, e tuttavia il nostro cuore
ora era stanco come quella vuota luna.

Trilussa
La poesia
Tutte le poesie. Milano : A. Mondadori, 2004. 851.91/TRI
Appena se ne va l'urtima stella
e diventa più pallida la luna
c'è un Merlo che me becca una per una
tutte le rose de la finestrella:
s'agguatta fra li rami de la pianta,
sgrulla la guazza, s'arinfresca e canta.

L'antra matina scesi giù dar letto
co' l'idea de vedello da vicino,
e er Merlo furbo che capì el latino
spalancò l'ale e se n'annò sur tetto.
- Scemo! - je dissi - Nun t'acchiappo mica...-
E je buttai du' pezzi de mollica.

- Nun è - rispose er Merlo - che nun ciabbia
fiducia in te, ché invece me ne fido:
lo so che nu m'infili in uno spido,
lo so che nun me chiudi in una gabbia:
ma sei poeta, e la paura mia
è che me schiaffi in una poesia.

È un pezzo che ce scocci co' li trilli!
Per te, l'ucelli, fanno solo questo:
chiucchiù, ciccì, pipì... Te pare onesto
de facce fa la parte d'imbecilli
senza capì nemmanco una parola
de quello che ce sorte da la gola?

Nove vorte su dieci er cinguettio
che te consola e t'arillegra er core
nun è pe' gnente er canto de l'amore
o l'inno ar sole, o la preghiera a Dio:
ma solamente la soddisfazzione
d'avè fatto una bona diggestione.

Paul Valéry
Poesia
Poesie : album di versi giovanili, La giovane Parca, Gli incanti, poesie varie di ogni epoca e il dialogo L'anima e la danza. Milano : Feltrinelli, 1978 841.91/VAL.
Presa dallo stupore
Una bocca che beveva
Al seno della poesia
ne separa la peluria:

- O mia madre intelligenza,
Da cui dolcezza colava,
Cos’è questa negligenza
che il latte lascia asciugare!

Appena sul tuo petto,
Oppresso da bianchi legami,
mi cullava l’onda marina
Del tuo cuore pieno di beni;

Appena, nel cielo tuo scuro,
Abbattuto dalla tua belleza,
Sentivo, nel bere l’ombra,
Invadermi una chiarezza!

Dio perso nella sua essenza,
e deliziosamente
Docile alla conoscenza
D’un supremo placarsi,

Io toccavo lanotte pura,
non sapevo più morire,
Chè pareva trascorrermi
Un fiume che non s’incrina…

Dimmi, per quale vana paura,
Per quale ombra del dispetto,
Questa vena meravigliosa
Si ruppe alle mie labbra?

O rigore, sei per me il segno
Che all’anima mia dispiacqui!
ll silenzio a volo di cigno
Non regna più tra di noi!

Immortale, la tua palpebra
Mi rifiuta i miei tesori,
E la carne che fu tenera
S’è impietrita sotto il corpo!

dai cieli così tu mi svezzi,
Per quale ingiusto ritorno?
Che sarai tu senza le mie labbra?
Che sarò io senza amore?

Ma la Fonte sospesa
Gli risponde senza asprezza:
Tanto forte tu m’hai morso,
Che il mio cuore s’è fermato!

Rainer Maria Rilke
Sonetti a Orfeo
Elegie udinesi. Torino : Einaudi, 1978 831.91/RIL
Come all’artista il foglio, d’improvviso,
strappa, a volte, la linea “più vera”,
così lo specchio attrae nella sua sfera
d’una fanciulla il puro intimo riso,

quand’ella gode l’alba, appena desta,
sola, al chiarore del fido lume:
ma poi di quella verità non resta
nel respiro del volto che un barlume.

Così tra il fumo, una sera ci apparve
nel morir lento d’un camino: un guizzo
breve, di vita: e fu subito un tizzo.
E la terra? Chi mai sa quante larve
si lascia addietro? Solo chi nel verso
celebri il cuore nato all’universo.

Hermann Hesse
Il poeta
Poesie del pellegrinaggio. Milano : TEA, 1995. 831.91/HES
Solo a me, il solitario,
splendono della notte le infinite stelle,
mormora la fonte di pietra un canto malioso,
solo a me, il solitario,
traggono le ombre colorate
delle nuvole vaganti sogni fin sopra i campi,
Non mi fu data casa nè terra, non bosco,
nè bandita, nè mestiere, mio è soltanto
ciò che a nessuno appartiene,
mio è il rivo gorgogliante nel velo dei boschi,
mio è il mare spaventoso,
mio è il cinguettare dei giochi infantili,
lacrime e canti di amanti solitari nella sera.
Miei sono anche i templi degli dei,
mio il boschetto sacro del passato.
E non meno la celeste arcata del futuro
è la mia patria limpida:
spesso alata di nostalgia l'anima mia s’innalza
a scrutare il futuro di un’umanità beata,
amore, trionfante sulla legge,
amore da popolo a popolo.
Tutti io ritrovo nobilmente trasmutati:
contadini, re, mercanti e solerti marinai,
pastori e giardinieri ed essi tutti
festeggian grati la festa universale del futuro.
Solo il poeta manca,
lui, il contemplatore solitario,
lui, epiforo dell'umana nostalgia e smorta icona
di cui non il futuro, non il mondo
per il suo compimento ha più bisogno.
Appassiscono molte ghirlande sulla tomba,
ma il ricordo di lui si è già dissolto.

Juan Ramón Jiménez
Venne, dapprima, pura, vestita d’innocenza
Antologia poetica. Milano : Guanda, 1977 861.6/JIM.
Venne, dapprima, pura,
vestita d'innocenza.
E l'amai come un bimbo.
Poi si venne coprendo
di non so quali vesti.
E venni odiandola, senza saperlo.
Diventò una regina,
fastosa di tesori...
Che amarezza iraconda e senza senso!
...ma si venne spogliando.
Ed io le sorridevo.
Restò con la tunica
della sua antica innocenza.
Credetti nuovamente in lei.
E si tolse la tunica
e apparve tutta nuda...
Oh passione della mia vita, nuda
poesia, per sempre mia!

Guido Gozzano
Dolci rime
Poesie. Torino : Einaudi, 1973
Sola bellezza al mondo
che l'anima non sazia,
fiore infantile, biondo
miracolo di grazia;
grazia di capinera
che canta e tutto ignora,
grazia che attende ancora
la terza primavera!
Tu credi ch'io commerci
(poi che poeto un poco)
in chi sa quali merci
buone alla gola o al gioco!
- Dammi una poesia! -
Così, come un confetto,
mi chiedi... E t'hanno detto
che sia?... Non sai che sia!
Che sia, come va fatto
il dono che vorresti,
ti spiegherò con questi
dischi di cioccolatto.
Due volte quattro metti
undici dischi in fila
(già dolce si profila
sonetto dei sonetti).
Due volte tre componi
undici dischi alfine
(compiute in versi «buoni»
quartine ecco e terzine).
Color vari di rime
(tu ridi e n'hai ben onde)
poni: terze e seconde
concordi, ultime e prime.
Molto noioso? O quanto
noioso più se fatto
di sillabe soltanto
e non di cioccolatto!
Di qui potrai vedere
la mia tristezza immensa:
piccola amica, pensa
che questo è il mio mestiere!

Umberto Saba
Il poeta
Poesie scelte. Milano : A. Mondadori, 2000 851.91/SAB
Il poeta ha le sue giornate
contate,
come tutti gli uomini; ma quanto,
quanto variate!

L’ore del giorno e le quattro stagioni,
un po’ meno di sole o più di vento,
sono lo svago e l’accompagnamento
sempre diverso per le sue passioni
sempre le stesse; ed il tempo che fa
quando si leva, è il grande avvenimento
del giorno, loa sua gioia appena desto.
Sovra ogni aspetto lo rallegra questo
d’avverse luci, le belle giornate
movimentate
come la folla in una lunga istoria,
dove azzurro e tempesta poco dura,
e si alternano messi di sventura
e di vittoria.
Con un rosso di sera fa ritorno,
e con le nubi cangia colore
la sua felicità,
se non cangia il suo cuore.

Il poeta ha le sue giornate
contate,
come tutti gli uomini; ma quanto,
quanto beate!

Dino Campana
O poesia tu più non tornerai
Canti orfici : e altre poesie. Torino : Einaudi, 2003. 851.91/CAM
O poesia tu più non tornerai
Eleganza eleganza
Arco teso della bellezza.
La carne è stanca, s’annebbia il cervello, si stanca
Palme grigie senza odore si allungano
Davanti al deserto del mare
Non campane, fischi che lacerano l’azzurro
Non canti, grida
e su questa aridità furente
La forma leggera dai sacri occhi bruni
Ondulante portando il tabernacolo del seno:
I cubi degli alti palazzi torreggiano
minaccaindo enormi sull’erta ripida nell’ardore catastrofico.

Ezra Pound
Cos’è la poesia?
Le poesie scelte. Milano : A. Mondadori, 1974. 811.5/POU.
Cos’è la poesia?
Un catsello che si erge,
l’Auvézère, o è la Dordogne, bianco gesso o blu
biancastro,
o Goldring scrive “Quella notte, Calle Loredan”
e il nero-blu di Venezia mi riempie la mente
e i soffitti dorati delle sale al piano nobile
mi si mostrano sopra rosseggianti, lucenti,
“La conobbi prima, e fu in un certo anno,
quando la conobbi prima c’era una certa atmosfera”.
O “Questa notte accadrà”. “Più Tardi”.
Oppure “Procedi giù, un miglio da Angoulème
e in un campo aperto vi sono tre scalini
pietra grigia, attendono, non c’è uno spiazzo dietro,
solo i pilastri di pietra che tenevano una porta”.

O “I papaveri rossi nuotano nel vetro”
Questa è Spagna, la tua Francia polverosa
trattiene metà del colore,
i tuoi occhi temperati…
“Arles grigia, quale grigio?
La chiesa di St-Trophime”.

Thomas S. Eliot
Da Burnt Norton
Quattro quartetti /. Milano : Garzanti, 1982 821.91/ELI.

Le parole si muovono, la musica si muove
Solo nel tempo; ma ciò che soltanto vive
Può soltanto morire. Le parole, dopo il discorso
giungono
Al silenzio. Solo per mezzo della forma, della trama,
Posson parole o musica raggiungere
La quiete, come un vaso cinese ancora
Perpetuamente si muove nella sua quiete.

Non la quiete del violino, finchè dura la nota.
Non quella soltanto, ma la coesistenza,
O diciamo che la fine precede il principio,
E la fine e il principio erano sempre lì
Prima del principio e dopo la fine.
E tutto è sempre ora. Le parole si tendono
Si lacerano e talora si spezzano, sotto il peso,
Per la tensione, incespicano, scivolano, muoiono,
Imputridiscono per imprecisione, non vogliono stare a posto
Non vogliono restare ferme. Voci sridule
Che sgridano, deridono, o soltanto chiacchierano,
Sempre le assalgono. Il Verbo nel deserto
E’ soprattutto attaccato da voci di tentazione,
L’ombra piangente nella danza funebre,
L’altro lamento della chimera sconsolata.

L’intrico della trama è movimento,
Come nella figura delle dieci scale.
Lo stesso desiderio è movimento
Per se stesso non desiderabile; amore è per se stesso immobile,
Soltanto causa e fine di movimento
Senza tempo e senza desiderio
Fuorché nell'aspetto del tempo
Condensato in forma di limitazione
Tra non essere ed essere.
Improvviso in un raggio di sole
Mentre ancora la polvere muove
Ecco si leva il riso nascosto
Di bimbi tra le foglie,
Presto ora qui ora sempre…
Ridicolo il desolato triste tempo
Che prima e dopo si distende.

Fernando Pessoa
E ci sono poeti che sono artisti
Il poeta è un fingitore Milano : Feltrinelli, 1994 869.141/PES
E ci sono poeti che sono artisti
E lavorano sui loro versi
Come un carpentiere sulle assi!...

Che triste non saper fiorire!
Dover porre verso su verso, comu chi costruisce un muro
E guardare se va bene, o sennò abbatterlo!...
Mentre l’unica casa artistica è la Terra tutta
Che varia e sta sempre bene ed è sempre la stessa.
Penso a questo, non come chi pensa, ma come
chi non pensa.
E guardo i fiori e sorrido…
Non so se essi mi comprendono
Né se io comprendo loro,
Ma so che la verità sta in loro e in me
e nella nostra comune divinità
Di lasciarci andare e vivere sulla Terra
E farci portare in braccio dalle stagioni lieti
E lasciare che il vento conati per addormentarci
E non aver sogni nel nostro grande sonno.

Giuseppe Ungaretti
Commiato
Vita d'un uomo : viaggi e lezioni. Milano : A. Mondadori, 2000 858.91/UNG
Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l'umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento.

Quando trovo ..
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso.

Borís Pasternàk
Definizione della poesia
Poesie. Torino : Einaudi, 1971 891.7/PAS.
È un fischio che si estende acuto d'improvviso,
è lo scricchiolio di ghiacci soffocati,
è la notte che fa intirizzire la foglia,
il duello di due usignoli.
È il tonfo soave del pisello,
è l'universo in lacrime in un guscio,
è Figaro - dal podio e dai flauti -
che si frange come grandine sull'aiuola.
È quel che la notte deve ricercare
Sul fondo oscuro delle vasche,
e la stella porgere al vivaio
coi palmi umidi e tremanti.
Più piatta di una tavola è l'afa.
Il firmamento è travolto dall'ontano,
toccherebbe alle stelle esplodere in risate.
Ma l'universo è un luogo spento.

Eugenio Montale
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
Tutte le poesie. Milano : A. Mondadori, 1997 851.91/MON

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti:
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Federico García Lorca
Su un libro di versi
Sonetti dell'amore oscuro ; Poesie d'amore e di erotismo ; Inediti della maturità. Torino : Einaudi, 2006 861.6/GAR

Lascerei in questo libro
tutta la mia anima.
Questo libro che ha visto
con me i paesaggi
e vissute ore sante.

Che pena i libri
che ci riempiono le mani
di rose e di stelle
che si spengono e passano!

Che profonda tristezza
è guardare i mosaici
di dolore e di pene
che un cuore erige!
veder passare gli spettri
di vite che sfumano.
vedere l’uomo nudo su un pegaso senz’ali.
Vedere la Vita e la Morte,
la sintesi del mondo,
che in spazio profondo
si guardano e s’abbracciano.

Un libro di poesie
È l’Autunno morto:
i versi sono foglie
nere su terre bianche.
E la voce che li legge
è il soffio del vento
che li affonda nei cuori
impenetrabili distanze.

Il poeta è un albero
con frutti di tristezza
e foglie avvizzite
dalle lacrime per ciò che ama.
Il poeta è il medium
della natura
che spiega la sua grandezza
mediante le parole.

Il poeta comprende
tutto l’incomprensibile
e chiama sorelle
cose che si odiano.
Sa che le strade
son tutte possibili
e per questo nell’oscurità
le percorre con calma.

Nei libri di versi
fra rose di sangue,
tristi ed eterne sfilano carovane
che ferirono il poeta
quando piangeva la sera
attorniato ed oppresso
dai propri fantasmi.

Poesia è Amarezzaa
miele celeste che scende
da un favo invisibile
che fabbriacano le anime.

Poesia è l’impossibile
reso possibile.
Arpa
Che invece di corde
ha cuori e fiamme.

Poesia è la vita
che percorriamo con ansia
aspettando chi governi
senza meta la nostra barca.

Dolci libri di versi
sono gli astri che vanno,
nel silenzio muto
al regno del Nulla,
scrivendo nel cielo,
le loro strofe d’argento.

Oh, che pene profonde
e mai alleviate
i dolorosi versi
che i poeti cantano!

Come nell’orizzone
ristoro gli sguardi,
così lascerei su questo
libro l’intera mia anima!


Jorge Luis Borges
Arte poetica
Tutte le opere. Milano : A. Mondadori, 1998 863.6/BOR
Guardare il fiume fatto di tempo e di acqua
E ricordare che il tempo e un altro fiume.
Sapere che noi ci perdiamo come il fiume
E che i volti passano come l'acqua.

Sentire che la veglia e un altro sogno
Che sogna di non sognare e che la morte
Che la nostra carne teme e questa morte
Di ogni notte, che si chiama sogno.

Vedere nel giorno e nell'anno un simbolo
Dei giorni dell'uomo e dei suoi anni.
Convertire l'oltraggio degli anni
In una musica, una voce e un simbolo.

Vedere nella morte il sogno, nel tramonto
Un triste oro, tale e la poesia
Che e immortale e povera. La poesia
Torna come l'alba e il tramonto.

Talora nel crepuscolo un volto
Ci guarda dal fondo di uno specchio:
L'arte deve essere come questo specchio
Che ci rivela il nostro proprio volto.

Narrano che Ulisse, sazio di prodigi,
Pianse d'amore scorgendo la sua Itaca
Verde e umile. L'arte e questa Itaca
Di verde eternità, non di prodigi.

Ed è pure come il fiume senza fine
Che scorre e rimane, cristallo di uno stesso
Eraclito incostante, che è lo stesso
Ed è altro, come il fiume senza fine.

Pablo Neruda
La poesia
Poesie di una vita. Parma : Guanda, 2006 861.6/NER
Accadde in quell'età... La poesia
venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.

Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all'improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l'universo.

Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell'abisso,
ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento.

W.H. Auden
In memoria di W.B. Yeats
Grazie nebbia. Milano : TEA, 1998.
I
È sparito nei morti dell'inverno: I ruscelli sono stati congelati,
gli aeroporti quasi deserted, la neve disfigured le statue pubbliche;
Il mercurio si è affondato nella bocca del giorno morente. Che
accosentire strumenti facciamo il giorno della sua morte era un
giorno freddo scuro.

Lontano dalla sua malattia che i lupi hanno funzionato sopra
attraverso le foreste evergreen, il fiume agricolo era untempted dai
quays alla moda; Dalle linguette di dolore la morte del poet è stata
mantenuta dai suoi poems.

Ma per lui era il suo ultimo pomeriggio come sè, un pomeriggio delle
infermiere e voci; Le province del suo corpo si sono rivoltate, i
quadrato della sua mente erano vuote, silenzio hanno invaso la
periferia, la corrente della sua sensibilità vengono a mancare; è
diventato i suoi ammiratori.

Ora è sparso in cento città ed interamente è dato agli affetti non
pratici, per trovare la sua felicità in un altro genere di legno e
per essere punito sotto un codice straniero della coscienza. Le parole
di un uomo guasto sono modificate nelle budella della vita.

Ma nell'importanza e nel rumore del domani quando i mediatori stanno
ruggendo come le bestie sul pavimento del bourse e nel povero
avere i sufferings a cui sono ragionevolmente abituati e ciascuno
nella cellula di sè quasi è convinto della sua libertà, alcuni
mille penserà a questo giorno mentre si pensa ad un giorno in cui uno
ha fatto qualcosa un po'insolita. Che accosentire strumenti
facciamo il giorno della sua morte era un giorno freddo scuro.

II

Eravate silly come noi; il vostro regalo è sopravvissuto esso tutto:
La parrocchia delle donne ricche, deperimento fisico, voi stessi.
L'Irlanda pazza li ha danneggiati nella poesia. Ora l'Irlanda ha
ancora la sua follia e suo tempo, dato che le marche di poesia
niente accadono: sopravvive nella valle relativo fare di dove i quadri
non desidererebbero mai alterare, dei flussi su sud dai ranch di
isolamento e dei dolori occupati, città grezze in che crediamo e
moriamo; sopravvive, senso di A di accadere, una bocca.

II.

La terra, riceve un ospite honoured: William Yeats è posto per
riposarsi. Lasciare la bugia irlandese del vaso svuotata della
relativa poesia.

Nell'incubo dell'oscurità tutti i cani della corteccia dell'Europa e
nelle nazioni viventi attendono, ciascuno sequestrato nella relativa
avversione;

Il disonore intellettuale stares da ogni faccia umana e dai mari della
bugia di pity bloccati e congelati in ogni occhio.

Seguire, poet, seguire a destra alla parte inferiore della notte, con
la vostra voce unconstraining ancora li persaudono di rejoice.

Con l'agricoltura di un verse fare una vigna del curse, cantano dei
unsuccess umani in un entusiasmo di afflizione.

Nei deserti del cuore lasciare le fontani healing iniziare, nella
prigione dei suoi giorni insegnano all'uomo libero come elogiare.

Giorgio Caproni
Le carte
L'opera in versi. Milano : A. Mondadori, 1998. 851.91/CAP

… Imbrogliare le carte,
far perdere la partita.
E’ il compito del poeta?
Lo scopo della sua vita?


Mario Luzi
Vola alta, parola, cresci in profondità
Dottrina dell'estremo principiante. Milano : Garzanti, 2005. 851.91/LUZ
Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacchè talvolta lo puoi - sogno che la cosa esclami
nel buio della mente -
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabilitata trasparenza...
La cosa e la sua anima? o la mia e la sua sofferenza?

David Maria Turoldo
Ballata della disperazione
Gridi e preghiere. Genova ; Milano : Marietti, 2004 851.91/TUR
Poesia tu non morirai
per queste matematiche
ora ostro unico cibo e bevanda.

tu sarai come il fuoco
in seno alla terra
e la voce del mare.

Tua casa è ove nessuno può vivere
dentro la folgore,
e in quell’attimo vedi
ciò che nessuno riesce a vedere
senza che le pupile diventino cenere.

tu sai quanto nessuno può dire,
la giopia e la tristezza
che non hanno ragioni.

Heinrich Böll
La mia musa
Opere scelte. Milano : A. Mondadori, 1999 833.91/BOL
La Mia Musa sta sull'angolo della Via
Dà a ciascuno quasi per niente ciò che io voglio
Quando è allegra mi regala ciò che vorrei
Rare volte l'ho vista allegra.

Paul Celan
Argumentum e silentium
Poesie. Milano : A. Mondadori, 1998 831.91/CEL
Argumentum e silentium
per rené char
messa alla catena,
tra oro e oblio:
la notte. entrambi su essa
stesero le loro mani. ed essa
entrambi lasciò fare.
lì, reca anche tu, ora,
ciò che albeggiando vuol crescere,
insieme ai giorni: reca
la parola sorvolata dagli astri,
sommersa dai mari.
a ciascuno la sua parola.
a ciascuno la parola. che gli si fece canto,
allorchè la muta lo raggiunse alle spalle,
a ciascuno la parola che si fece canto e impietrì..
ad essa, alla notte, la parola
che sorvolano gli astri e i mari sommergono,
ad essa la parola vinta al silenzio,
cui il sangue,non cagliò quando trafisse
le sillabe quel dente di vipera
alla notte la parola vinta al silenzio.

Andrea Zanzotto
Ecloga VII – Sul primato della poesia
Le poesie e prose scelte. Milano : A. Mondadori, 2003 858.91/ZAN
In atonita mistificazione
immaginare cose senza voce
noi senza noi? Ma io guardo il mio volto,
la mano brucio nel sole, nell’acqua,
non sognerò l’informe;
stagione aperta, programma,
elemento che oscilla
e si modula, “lingua”
chiedo di poter dire…

Pier Paolo Pasolini
La mancanza di richiesta di poesia
Tutte le poesie. Milano : A. Mondadori, 2003. 851.91/PAS
Come uno schiavo malato, o una bestia,
vagavo per un mondo che mi era assegnato in sorte,
con la lentezza che hanno i mostri
del fango – o della polvere – o della selva –
striscaindo sulla pancia – o su pinne
vane per la terraferma – o ali fatte di membrane…
C’erano intorno argini, o massicciate,
o forse stazioni abbandonate in fondo a città
di morti – con le strade che non ha domani.
Così mentre mi erigevo come un verme,
molle, ripugnante nella sua ingenuità,
qualcosa passò nella mia anima – come
se in un giorno di sereno si rabbuiasse il sole;

Josè Saramago
Arte poetica
Poesie. Torino : Einaudi, 2002 869.1/SAR
da che viene la poesiea? Da quanto serve
a tracciare i solchi per il seme:fiore o erba, foresta e frutto.
ma avanzar d’un piede non è fare un viaggio,
né pittura sarà il colore che non s’inscrive
in rigoroso senso ed armonia.
Amore, se c’è, di poco si contenta
se, per diletto d’anima accompagnata,
del corpo gli basterà la prescienza.
La poesia non si scorda, non si aggiorna,
se della parola il corpo è modellato
in ritmo, sicurezza e conoscenza.

Wislawa Szymborska
Ad alcuni piace la poesia
Discorso all'ufficio oggetti smarriti : poesie 1945-2004. Milano : Adelphi, 2004 891.8517/SZY
Ad alcuni piace la poesia
ad alcuni cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza ma alla minoranza.
Senza contare le scuole dove è un obbligo
e i poeti stessi
ce ne saranno forse due su mille.
Piace
mi piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro
piace una vecchia sciarpa
piace averla vinta
piace accarezzare un cane.
La poesia
ma cos'e' mai la poesia?
Piu d'una risposta incerta
e' stata gia data in proposito.
Ma io non lo so,
non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

Maria Luisa Spaziani
E intanto scrivo
La Luna è già alta. Milano : Mondadori, 2006 in acquisto
La vita è breve e l’arte lunga, pure
può esser breve l’arte, e interminata
Questa treccia di luce che si annoda
tra stella e stella, in cerca del suo porto.
So che ho vissuto già più di cent’anni
e sto sull’alto della torre e scruto
ogni giorno l’arrivo del messia.
Di dove non lo so, né chi egli sia,
so che giro all’intorno la lanterna
quando fa notte, e intanto scrivo e scrivo
in ogni pausa, per scaldarmi la mano.
Venne un giorno un profeta mussulmano
e mi disse una cosa amara e strana,
che proprio qui, fra queste oziose carte,
il mio messia s’è fatto la tana.

Paolo Volponi
Poesia, sei stata fatta tante volte
Eppure non sei ancora imparata…
Poesie, 1946-1994 Torino : Einaudi, 2001 851.91/VOL

Franco Loi
Poeta, dicono d’uomo innamorato
Aria de la memoria : poesie scelte 1973-2002 Torino : Einaudi, 2005. 851.91/LOI
Poeta , dicono d'uomo innamorato,
poeta, dicono, a chi piange la sera
e la mattina s'alza disperato.
Ma anche al rallegrarsi si dice poeta,
a chi sa ben parlare, bere e mangiare,
e a quello che canta le donne, e ancora
poeta
dicono la gioventù che sa
meravigliarsi.
Ma quelli che fanno morire con la
poesia
legata dentro, chiusa a chiave, e fanno
annegare
nel gran libro della vita... Avemaria!
Non sono poeti, non sono uomini da
onorare.
Li chiamano massa e ciao, e così sia.

Edoardo Sanguineti
Che cosa è la poesia
Il gatto lupesco. Poesie 1982-2001. Milano : Feltrinelli 2002 in acquisto
la linea (lunga che, larga che) lista
(unifica, univerte, ulcera, ustiona),
con campi e cerchi, critico e cronista:
(informa e incide e imprime, idolo e icona):

Arti e artefatti articola in artista
nessi di nodi di nuda non persona,
occhi ottativi in ottimo ottimista:
avventi e apofobie, se avverbia, aziona:

normale normativa nutre nomi,
concilia congiuntivi e congiunzioni,
esprime esclamativi, elude encomi:

succhia i supini, è soma in semi ne in stomi:
chiavi e chiodi conchiude in cavi coni,
indica indicativi in ipoidiomi:

Alda Merini
Poeti
Superba è la notte. Torino: Einaudi, 2004 I.851.91/MER in acquisto
E tutti noi costretti dentro
le ombre del vino
non abbiamo parole nè potere
per invogliare altri avventori.
Siamo osti senza domande
riceviamo tutti
solo che abbiano un cuore.
Siamo poeti fatti di vesti pesanti
e intime calure di bosco,
siamo contadini che portano
la terra a Venere
siamo usurai pieni di croci
siamo conventi che non hanno sangue
siamo una fede senza profeti
ma siamo poeti.
Soli come le bestie
buttati per ogni fango
senza una casa libera
nè un sasso per sentimento.

Sylvia Plath
Poesie, patate
Opere. Milano : A. Mondadori, 2002 818.5/PLA
La parola, definendo, imbavaglia; il verso tracciato
ne estromette altri più nebulosi e prospera, assassino,
in strutture dove i versi immaginati

sono solo presenze spettrali. Solidi come patate,
come pietre, senza coscienxa, parola e verso durano,
se gli dai spazio. Non è questione di rozzezza (benché

il ripensamento spesso vorrebbe un cambiamento
in delicatezza, in eleganza), quanto il fatto
che mi truffano sempre del dovuto; di più

o diversi, continuano a lasciare insoddisfatti.
Non celebrata in versi, non dipinta, la patata
accumula i suoi bruni bitorzoli su una pagina
infinitamente superiore; e così pure la bruta pietra.

Giovanni Raboni
Per nessuna ragione
L'opera poetica. Milano : A. Mondadori, 2006 851.91/RAB
Per nessuna ragione,
sapendo quello che succede,
mi vorrei risvegliare in questo mondo.
Ma già pensandolo (pensando
di pensarlo) so anche
che non è vero, che per quanto
ignominioso sia il presente io mai
rinuncerei, potendo scegliere,
a starci, magari di sghembo
e rattrappito d’amarezza, dentro.
Forse, mi dico allora,
non è per me che parlo, è qualcun altro,
nato da poco o nascituro,
ad agitarsi nel mio sonno, a premere
da chissà dove sul mio cuore,
a impastare parole col mio fiato…

Elio Pecora
I poeti
Simmetrie. Milano : Mondadori, 2007 in acquisto

Non meravigliatevi. I poeti sono tutti
un solo invisibile, indistruttibile popolo.
Parlano e sono muti. Trascorrono ère
e cantano ancora in un'antica lingua morta.

Nascono e spariscono civiltà,
ma sempre vanno lungo la strada del cuore.
Parlano di partenze, di ritorni.
Sono uguali per quel che non dicono.

Tacciono come rugiada, semenza, desiderio,
come acque scorrenti sull'argilla,
poi con il canto sottile dell'usignolo
nel bosco divengono agile sorgente sonora.

Vivian Lamarque
Poesia illegittima
Poesie, 1970-2002. Milano : A. Mondadori, 2002 851.914/LAM
Quella sera che ho fatto l'amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po' mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.

Aldo Nove
A Niccolò Ammaniti
Maria. Torino : Einaudi, 2007 851.91/NOV
Siamo in pochi a non essere ancora morti
Ancora meno di quelli che non sono mai nati e non nasceranno
È una situazione curiosa che non sappiamo per quanto si potrà protrarre
Ma per fortuna abbiamo una fede incrollabile nei nessi di relazione
È per questo motivo che oltre alle barche a vela le polpette di riso l'ammoniaca
La Sprite i tappi del dentifricio e miriadi di altra merce
Esistono i libri che sono pieni
Di nessi e ci danno la gratificante impressione
Che questa sia una storia, che abbia un inizio e una fine
E che magri ci convinca a leggere e rileggere,
E ci dia delle belle soddisfazioni
Accantonandoci dal mondo qualche ora.

In questo la narrativa
Ha dei vantaggi sulla poesia, è più compiuta
Ti accompagna ad esempio
In autobus permettendoti di avere un
Mondo altro a tua disposizione, più ricco di quei nessi di relazione
Solo tuo e docile alla tua ondivaga attenzione. Invece la poesia
Inizia e finisce un po' scontornata dal mondo,
E più assomiglia al mondo
I cui contorni non vogliamo accettare
Essere consunti davvero e indecifrabili,
Quello nostro quotidiano
Delle impennate di serotonina,
Delle accidentali erezioni causate dalla pubblicità degli assorbenti interni
E come questo mondo la poesia è già consunta, ferita
A morte come una mosca schiacciata sulla pagina,
Così da principio fa mostra delle sue viscere
Piccole striature d'ego invendute sugli scaffali
dei magazzini.
La narrativa invece ha l'alibi suo proprio
Di dirti che questa storia non è vera
Oppure più veramente di quello che appare
Riempie le toppe, quelle
Zone d'inesistenza solare che Vittorio Sereni sapeva Essere i morti che dappertutto
Sgomitano gridando
Che il senso non c'è, e non c'è mai stato. Siamo in pochi,
A non essere ancora morti,
Ancora meno di quelli che non sono mai nati
e non nasceranno
E una cosa di cui non si avverte proprio l'utilità
è la poesia,
O questa cosa stessa che adesso (sono
Le undici del mattino, davanti al computer, la tele
accesa con
Bin Laden che parla di Bush, e l'interruzione
Per la pubblicità dello yogurt), qualunque cosa
Essa sia, sto scrivendo e
I margini troppo stretti del foglio che
Permane poco, pochissimo, per sempre di fronte all'attesa
Di un altro messaggio al cellulare, dell'ora
Di pranzo puntuale
Oggi ancora, per oggi o
Per domani.


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